disidentificazione rischi e fraintendimenti
Padronanza di sé e auto-regolazione – 15

Disidentificazione: rischi e fraintendimenti
con un esercizio

Gli esercizi e le tecniche di disidentificazione rischiano di divenire iatrogeni se la discriminazione tra io autentico (l’osservatore equanime) e subpersonalità super-egoica (che giudica buoni o cattivi i contenuti della coscienza) non viene ben compresa e sperimentata pienamente. In particolare, certe strutture di personalità li potrebbero utilizzare come un mezzo per allontanare da sé i contenuti psichici giudicati inaccettabili o troppo dolorosi proteggendosi così dalle reazioni emotive suscitate da tali contenuti.

Assagioli (Caldironi, 2004) ci ricorda che:

“pochi capiscono e realizzano questo fatto: acquistare un certo grado di coscienza transpersonale non allontana, non distacca dalla realtà, crea solo le giuste proporzioni, grazie alle quali si riconoscono il posto, la funzione e l’utilità relativa di tutte le componenti della personalità: corpo, istinti, emozioni, pensieri”.

È per questa fondamentale ragione che, generalmente, la disidentificazione viene proposta dopo aver ben impostato la fase analitica – che riguarda l’esplorazione dell’inconscio e l’esame dei principali meccanismi di difesa che impediscono l’integrazione delle nostre parti negate e rifiutate – e in concomitanza con altri metodi quali, quali le tecniche di sfogo e catarsi e l’umorismo.

Per chiarire ancor meglio  l’obiettivo della disidentificazione, lo possiamo riformulare, con Alberti (1994), come quello di “esserci totalmente”, cioè come piena e completa affermazione della nostra presenza nel mondo, in tutti i nostri aspetti e dimensioni:

  • nella mente
  • nelle emozioni e negli affetti
  • nel corpo
  • nella volontà
  • nell’anima

L’autoidentificazione, al suo massimo livello, è uno stato di coscienza che ci permette l’esperienza della nostra (e altrui) totalità.

UN ESERCIZIO

Il questionario successivo si propone di verificare quali effetti si siano prodotti a seguito della somministrazione dell’esercizio di disidentificazione. Ci fornisce quindi interessanti informazioni psicodinamiche sul soggetto e indicazioni utili su eventuali chiarimenti da effettuare onde evitare un utilizzo inutile o, addirittura, dannoso della pratica.

Questionario sugli effetti della disidentificazione (La Sala Batà, 1992)

  1. Quali effetti hai potuto notare in cui in seguito la pratica dell’esercizio di disidentificazione? Positivi? Quali? Negativi? Quali?
  2. Se ti sembra che tale atteggiamento interiore ti abbia portato dei risultati negativi, sapresti dire quali fra i seguenti: aridità? freddezza? indifferenza? insensibilità? incapacità ad agire con prontezza?
  3. Gli eventuali risultati negativi indicano che l’esercizio non è stato fatto nel modo giusto e che il vero atteggiamento dello spettatore non è stato raggiunto. Sapresti spiegare perché?
  4. Sapresti invece scoprire in te stesso risultati positivi?
  5. Ti sembra di aver raggiunto un maggiore equilibrio interiore, maggiore obiettività?
  6. Hai raggiunto un certo distacco?
  7. Ti sembra di aver sviluppato il discernimento?
  8. Che cos’è secondo te il discernimento? È una qualità della mente? È un aspetto dell’intuizione?
  9. Per effetto della disidentificazione riesci a “spersonalizzarti” di fronte ai problemi tuoi e altrui?
  10. Sapresti dire perché ed in che modo la disidentificazione porta gradatamente alla continuità di coscienza?
  11. Che cos’è la “continuità di coscienza?”

Per approfondire:

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