
Padronanza di sé e auto-regolazione – 11
E adesso sfoghiamoci…scrivendo! (Catarsi I)
“Come nelle caldaie, quando la pressione interna diviene troppo forte, si apre una valvola di sicurezza e il vapore esce rumorosamente, così quando l’animo umano è pieno di forza emotiva e impulsiva che preme per manifestarsi, questa si apre qualche via d’uscita, di scarico; in altre parole, l’uomo tende a ‘sfogarsi’ in qualche modo.”
Assagioli
Uno dei metodi (v. I 4 metodi per la gestione creativa delle energie psichiche) che consente di acquisire un certo dominio sui contenuti psichici è la catarsi.
La scelta di mettere la catarsi al primo posto (prima dell’analisi critica, della disidentificazione e dello sviluppo della volontà) nell’elenco dei metodi atti a conseguire un certo grado di padronanza di sé stessi, ci fornisce una chiara indicazione sulla modalità più adatta di procedere: e cioè che, ancor prima di approfondire l’analisi critica e la disidentificazione, è anzitutto importante sviluppare la capacità di (ri)avvicinarsi ai propri vissuti fino a recuperarli pienamente lasciandoli fluire, “scaricandoli” appunto, liberandoli e liberando così l’io. La catarsi è quindi una delle vie che favoriscono un’autentica disidentificazione. Forse la più sicura.
Essa è stata molto utilizzata fin dagli inizi della psicoanalisi poiché sia Freud sia Breuer si resero conto che l’eliminazione dei sintomi non era prodotta esclusivamente dal riportare alla coscienza un contenuto inconscio, ma dalla scarica emotiva che accompagnava tale presa di coscienza.
Il fondamento della catarsi è semplice: noi riviviamo, nel modo più realistico possibile, eventi o situazioni del nostro passato, che hanno creato disturbi psichici e sintomi. Se riviviamo queste esperienze davvero con la massima intensità possiamo scaricare nel momento presente quelle emozioni che, a suo tempo, non eravamo riusciti a liberare (Parfitt, La psicosintesi, p. 82).
Le principali tecniche catartiche indicate da Assagioli (1973, p. 101) sono:
- rievocare e rivivere gli avvenimenti
- espressione verbale
- scrivere
- diario
- scarica muscolare
Sebbene in Psicosintesi si dia molta importanza alla capacità che hanno la disidentificazione e l’analisi critica di dissolvere l’eccesso di reazioni emotive o impulsive, ci si rende altresì conto che “vi sono in noi delle forze istintive, degli elementi vitali, ad esempio gli impulsi sessuali e quelli aggressivi, che non si lasciano dissolvere così, ma insorgono di nuovo e di nuovo; vi sono degli attaccamenti che, pur criticati e svalutati, persistono con ostinazione” (Assagioli, 1973, p. 30).
Di fronte a queste energie, una volontà che si oppone direttamente può poco. E se anche la volontà dovesse riuscire a controllarle con un atto di forza, rischierebbe di provocare resistenze e conflitti, con possibili conseguenze dannose. In questi casi, il primo compito della volontà è quello, appunto, di scaricare queste tensioni utilizzando le varie tecniche catartiche e, quando sia opportuno, di procurare una certa misura di gratificazione effettiva (soddisfazione simbolica).
UN ESERCIZIO: SCRIVERE
Scrivere può essere assai più potente di quanto non si pensi. Se ci mettiamo a scrivere a ruota libera su un tema specifico, può accadere che incominciamo ad esprimere cose alle quali non avevamo mai pensato, ci possono venire nuove idee. In ogni caso, evochiamo in noi stessi una vera catarsi, una liberazione (Ferrucci, 1989).
Sfogarsi scrivendo è un sistema molto efficace e adatto (Assagioli, 1971). La carta, infatti, è docile e paziente, più di qualsiasi ascoltatore. Questo metodo può essere utilizzato, ad esempio, quando proviamo rabbia, frustrazione, irritazione contro qualcuno, e non importa che tali emozioni siano necessariamente legittime e adeguate. Lo psicosintetista può incoraggiare il soggetto a scrivere una lettera a quella persona dando libera espressione a tutto il suo risentimento, alla sua indignazione, affermando i suoi diritti, senza freni, sfogandosi veramente. Naturalmente la lettera non va poi spedita! Il soggetto la consegna al terapeuta o la distrugge egli stesso, magari con un rituale appositamente concepito.
La tecnica è più utile di quanto possa sembrare poiché procura anche una soddisfazione simbolica: l’inconscio viene appagato ed acquietato con questo atto simbolico di rivalsa (Assagioli, 1973, p.102). Oltre a ciò, alcune volte, scrivendo si ottiene un effetto maggiore e più elevato; al semplice sfogo diretto seguono considerazioni più serene ed obiettive, una chiarificazione ed una soluzione della situazione. Anche per questo motivo in Psicosintesi si consiglia di aprire il proprio animo per iscritto, regolarmente, tenendo un diario (Assagioli, 1971, p. 119).
Per approfondire:
- Conosci, Possiedi, Trasforma te stesso, Xenia (pp. 235-236 e pp. 242-243) – Acquista adesso
- La via della Psicosintesi, Xenia (p. 233) – Acquista adesso