Il nucleo centrale e originale della Psicosintesi

Nell’articolo intitolato “Possiamo definire la Psicosintesi?” (cfr.) abbiamo visto quale atteggiamento la caratterizza nelle sue relazioni con l’esterno, con l’ambiente che la circonda e nel quale essa si inserisce, vediamo ora le indicazioni che illustrano invece quale visione essa abbia delle relazioni che caratterizzano gli esseri umani al loro interno. La Psicosintesi è quindi anche:

  • una concezione dell’uomo quale essere bio-psico-socio-spirituale (da cui la più completa definizione Bio-psicosintesi);
  • una concezione dinamica, e si potrebbe dire, drammatica, della vita psichica, quale lotta fra una molteplicità di forze ribelli e contrastanti (chiamate “parti” o subpersonalità: gli attori) e un centro unificatore (l’io-Sé: il regista) che tende a dominarle, a comporle in armonia, a impiegarle nei modi più utili e creativi (l’azione della volontà);
  • un’insieme di tecniche e di metodi di azione psicologica, volti a promuovere l’integrazione e lo sviluppo armonico della personalità umana.

È importante sottolineare che, sebbene la Psicosintesi, conseguentemente alla sua impostazione programmatica, recepisca e integri a livello tecnico e metodologico gli apporti di vari altri approcci terapeutici, educativi e auto-formativi, il nucleo centrale che ne forma l’essenza è originale. Diversamente si rischia di crearsene una visione distorta e diluita. Questo è un punto fondamentale: la Psicosintesi non è un’eccletismo eterogeneo, non stiamo facendo una mecedonia! Essa è una visione sistemica, complessa e sintetica dell’essere umano, rappresentata principalmente:

  • nei due diagrammi essenziali (lo schema dell’ovoide e la stella delle funzioni psicologiche)
  • e nelle sette esperienze che costituiscono la condizione “sine qua non” dell’allenamento psicosintesico [1].

          

Vediamo brevemente in cosa consistono queste sette esperienze fondamentali:

  1. La prima, la Disidentificazione, consiste nel creare più spazio tra noi e i nostri diversi modi di essere, i diversi ruoli, o parti, che recitiamo nella vita (le cosiddette subpersonalità).
  2. Si tratta di un processo di liberazione che ci porta gradualmente alla seconda esperienza: la scoperta del nostro centro, del nostro “Io” o sé personale; la rivelazione di chi siamo veramente.
  3. E più ci liberiamo da maschere vecchie o inadeguate, più abbiamo la possibilità di respirare, di muoverci. Il recupero di questo autentico e naturale movimento del nostro essere è ciò che chiamiamo “Volontà”, la terza esperienza. È un punto importante: noi non siamo solo osservatori consapevoli ma passivi, non si tratta semplicemente di contemplare noi stessi e la vita. Siamo esseri viventi, vivi, vitali e quindi la nostra vera natura è anche quella di muoverci, di esprimerci, di fiorire: impegnandoci, lavorando, amando, creando, servendo..
  4. … e in questo modo, diventando sempre più ciò che potremmo essere, realizzando il nostro Modello Ideale, la piena espressione del nostro potenziale unico. Questa è la quarta esperienza della Psicosintesi.
  5. La quinta è la Sintesi. Ho sottolineato più volte in questo scritto come il processo di organizzazione, integrazione e sintesi sia il principio guida di tutta la Psicosintesi. Questo processo è anche il percorso che ci conduce in modo sicuro, senza scissioni psicologiche, senza fanatismi ed esaltazioni, alle ultime due esperienze: il superconsciente e il Sé.
  6. Il Superconsciente è la dimensione noetica, transpersonale della nostra persona. In esso risiedono tutte le più alte potenzialità umane: non solo quelle legate alle esperienze religiose e spirituali, ma anche gli impulsi all’azione eroica, etica e umanitaria, il coraggio di andare oltre il conosciuto, le esperienze estetiche e la creazione artistica, le grandi intuizioni scientifiche, l’inventiva geniale, il gioco, i sentimenti e i valori più alti.. ricordandoci sempre di distinguere queste esperienze esistenziali e archetipiche dalle dottrine, dalle credenze e dalle istituzioni che gli esseri umani ne derivano.
  7. Infine, l’ultima esperienza: Il Sé. Il Sé è il centro di sintesi più ampio e maturo in grado di organizzare e integrare tutti i contenuti della nostra individualità; è l’istanza che può contenere la nostra totalità e completezza. In realtà è molto difficile parlare del Sé. Ricordate? Il linguaggio può definire solo gli “oggetti”, ma è insufficiente per comprendere il “soggetto” che siamo, cioè il Sé. Altre forme di espressione (la poesia, la musica, l’arte in generale) sono in grado di indicarlo meglio.

NOTE _______________________________

[1] R. Assagioli, ALLEGATO A – Appunti dettati in lingua inglese dal dott. Roberto Assagioli in data 19 maggio 1974 sull’allenamento in Psicosintesi