
Padronanza di sé e auto-regolazione – 13
Raffreddare i bollenti spiriti!
A prescindere dal tipo psicologico cui si appartiene e da altre caratteristiche individuali, la mente tende naturalmente ad esercitare un certo grado di influenza sulle emozioni, i sentimenti e gli impulsi. Troppo spesso però questo potere dell’analisi e della critica viene utilizzato in modo approssimativo, o addirittura dannoso, per “freddare, e quasi uccidere” quelle che sono invece forze vive e feconde, le emozioni e i sentimenti, particolarmente i sentimenti superiori.
La psicosintesi auspica che questo potere della funzione pensiero venga accresciuto con l’uso deliberato e l’allenamento, ma impiegato intelligentemente e creativamente per regolare e dissolvere piuttosto gli elementi inadeguati e ipertrofici esistenti in noi, non quelli vitali e dinamici.
Assagioli (1973) incoraggia colui che vuole sviluppare una maggior padronanza di sé a servirsi della propria mente mediante l’osservazione e la discriminazione; a riconoscere la natura irrazionale dei propri impulsi e delle proprie emozioni e i vantaggi o i danni, per lui stesso e per gli altri, prodotti dalla loro manifestazione. Il senso di responsabilità che deriva da tale analisi critica, e anche soltanto la consapevolezza e il timore per le conseguenze nocive di tali manifestazioni, suscitano emozioni, sentimenti e impulsi opposti, che tendono a neutralizzare bilanciare in qualche misura quelli originari.
Lo psicosintetista deve però considerare che l’utilizzo prematuro, eccessivo o inadeguato di questa tecnica è fortemente controindicato poiché può ostacolare in maniera eccessiva l’azione e portare alcuni soggetti, soprattutto coloro che hanno tendenze idealiste, a sviluppare un atteggiamento ipercritico verso sé stessi e gli altri. È quindi una tecnica generalmente sconsigliata a coloro che hanno una funzione pensiero già ipersviluppata e, in generale, a tutti coloro che sono inclini al perfezionismo.
Vi è poi un altro avvertimento importante: spesso l’oggettivazione e l’analisi critica, da sole, non sono sufficienti. Ci sono in noi delle forze istintuali, ad esempio gli impulsi sessuali e quelli aggressivi, che non si lasciano dirigere così facilmente, ma si ripresentano ancora e ancora. Vi sono degli attaccamenti che, pur analizzati e ridimensionati, persistono ostinatamente. Oppure avviene che le energie psichiche – liberate, separate dalle immagini che le contenevano, distolte dalle direzioni verso cui fluivano – possano creare uno stato di agitazione, o associarsi a nuove immagini, scorrere in nuovi canali. Esse non devono quindi venire abbandonate a loro stesse, ma sapientemente scaricate o, ancor meglio, utilizzate per scopi creativi, ad esempio per l’opera di ricostruzione della personalità (v. Conosci, Possiedi, Trasforma te stesso, cap. 8).
L’analisi critica andrebbe poi sempre accostata allo sviluppo dell’umorismo…
Per approfondire:
- Conosci, Possiedi, Trasforma te stesso, Xenia (pp. 249-250) – Acquista adesso
- La via della Psicosintesi, Xenia (p. 233) – Acquista adesso