Padronanza di sé e auto-regolazione – 8

Riunire il riflesso alla sorgente (Autoidentificazione I)

In sintesi la disidentificazione consiste in un processo che permette di creare una distanza psichica tra il soggetto cosciente (l’io o sé personale) e i contenuti della coscienza. Permette cioè di recuperare progressivamente la propria soggettività fino a giungere ad una coscienza di sé come soggetto, ad una vera e propria autoidentificazione (realizzazione del Sé).

Nel suo punto più alto, autoidentificazione significa permettere alla coscienza di percepirsi priva di ogni contenuto e di ogni punto d’appoggio. La disidentificazione é “consapevolezza di sé, che ci dà il senso di essere, assolutamente di essere, senza attributi” (Assagioli, 1991, p. 25).

È uno stato di nudità psichica in cui ci si é tolti tutti i nostri abiti: i pensieri, i sentimenti, le immagini, le sensazioni fisiche. Allora ciò che si apre di fronte al soggetto è l’esperienza ontologica dell’essere, la pura autocoscienza appunto. Non si è più travolti dall’incessante fluire di emozioni, immagini, pensieri e desideri, o dallo scompiglio causato dalle varie subpersonalità. In realtà questo processo, che Assagioli (1973, pp. 30-31) ha anche definito come:

“riunire il riflesso (io personale)
alla sorgente (Sé transpersonale)”

è un’opera lunga e ardua che necessita di tappe intermedie. A loro volta queste tappe intermedie implicano nuove identificazioni. L’io che non sa consistere pienamente nel Sé, deve cercare altri appoggi e connessioni vitali, deve creare o scegliere una immagine, un “modello ideale” di sé, adeguato alle sue forze e la sua costituzione psichica e che quindi sia attuabile.

Per approfondire:

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