bio-psicosintesi

L’atteggiamento e i metodi per la trasformazione delle energie bio-psichiche in Psicosintesi

2° intervento alla serata “Semi di Psicosintesi” organizzata dall’Istituto Internazionale di Psicosintesi Educativa (IIPE)

Dal mio primo intervento (“Psicosintesi e Alchimia interiore: senso e significato della trasformazione delle energie bio-psichiche), avete forse capito che ho un po’ la fissazione per le cornici. Mi piace inserire i diversi argomenti nel loro contesto più ampio. E, infatti, quello che cercherò di fare in questo mio secondo intervento sarà proprio contestualizzare la trasformazione delle energie bio-psichiche all’interno del processo psicosintetico generale. Questo con lo scopo di aiutarci a mettere meglio a fuoco l’atteggiamento interiore che siamo invitati a coltivare e che rende possibile un’effettiva trasformazione, evitando anche alcuni gravi pericoli quali la repressione, la pseudo-sublimazione, l’idealizzazione ecc.

LA TRASFORMAZIONE DELLE ENERGIE BIO-PSICHICHE NEL PROCESSO PSICOSINTETICO

Il processo della Psicosintesi (con la “P” maiuscola) si articola in 4 fasi. Preferisco però chiamarle “aspetti” perché si tratta piuttosto di 4 diversi livelli d’intervento che ogni psicosintetista dovrebbe sempre tenere presente contemporaneamente:

  1. La prima fase/aspetto è l’inventario degli aspetti coscienti della personalità (quello che già sappiamo di noi stessi) che ha lo scopo di consolidare il nostro senso di identità e di prepararci alla seconda fase del processo: l’esplorazione dell’inconscio.
  2. L’esplorazione dell’inconscio (quello che ancora NON sappiamo ancora di noi stessi) è la seconda fase/aspetto del processo psicosintetico. Questo è un punto molto delicato quando ci si dedica alla trasformazione delle energie istintive e affettive. Vi accenno solo brevemente perché si tratta di un tema ampio che richiederebbe ben altro spazio.

Le reazioni istintive sono molto sollecitate, ad esempio, negli eventi traumatici. Queste reazioni (che sono risposte adattive) tendono poi a riattivarsi frequentemente e automaticamente nella vita di tutti i giorni ogniqualvolta ci troviamo in una situazione che ai nostri occhi risuona, spesso impropriamente, con il trauma passato.  Difficoltà nella gestione degli impulsi e intensi stati emotivi possono quindi segnalarci questioni irrisolte della nostra storia che andrebbero esplorate con l’aiuto di una guida esperta, un professionista della relazione d’aiuto.

  1. Vi è poi la terza fase/aspetto che consiste nel processo di disidentificazione e nella scoperta di un centro interiore. Questo centro può essere, a seconda dei casi: parziale (un ruolo, una subpersonalità, una passione ecc.), personale (l’Io), transpersonale (il Sé).
  2. Infine abbiamo il processo di psicosintesi vero e proprio (questa volta con la “p” minuscola) che a sua volta si compone di tre distinte linee di lavoro:
  • l’utilizzazione, la trasformazione e la sublimazione delle energie bio-psichiche (il tema di cui ci occupiamo in questa sede);
  • lo sviluppo degli elementi deficitari (per costituzione) e immaturi (per repressione);
  • l’organizzazione, l’integrazione di tutti gli elementi della nostra personalità in una nuova sintesi basata su una chiara gerarchia di valori (che ha la funzione di definire dei limiti e di orientare la nostra volontà per operare le scelte necessarie).
LE TRE VIE: REPRIMERE, SFOGARE, TRASFORMARE

Questi diversi aspetti del processo della Psicosintesi ci aiutano a mettere a fuoco l’atteggiamento interiore che è necessario coltivare se vogliamo trasformare le energie bio-psichiche. È subito evidente che se non abbiamo sviluppato l’abilità di disidentificarci e se non abbiamo scoperto un centro interiore – che poi significa essere capaci di presenza, consapevolezza e volontà, essere in grado di auto-regolarci, di operare delle scelte rispetto ai nostri istinti e alle nostre emozioni – restiamo intrappolati, bloccati in due uniche opzioni tra loro contrapposte:

  • sfogare questi istinti ed emozioni in modo acritico, incontrollato, rischiando di danneggiare le relazioni con gli altri e noi stessi;
  • reprimerli, sviluppando sintomi psichici e psicosomatici (stati ansiosi e depressivi, compulsioni e ossessioni, somatizzazioni di vario genere ecc.).

In quale modo possiamo allora costruire un’alternativa al ristagno o all’oscillazione tra le due polarità dello sfogare o del reprimere? In che modo possiamo accedere a quella terza via, che è poi la via trasformativa, alchemica?

Anzitutto, è bene ricordare che non possiamo né possedere (gestire, regolare i nostri impulsi e le emozioni), né tantomeno trasformarli, se prima non c’è conoscenza, che poi significa relazione. Una relazione caratterizzata dall’ascolto, dall’interesse, dall’accettazione che apre alla comprensione profonda di questi aspetti della nostra vita psichica e di questa polarità interiore.

 
TABÙ, FALSA MORALE E LE LEGGI DELLA PSICODINAMICA

Cosa ci è utile conoscere riguardo alle energie istintuali e affettive? Roberto Assagioli ci dà delle indicazioni precise. Fondamentale è il processo di liberazione dai preconcetti e dai tabù, che poi significa disidentificazione dalla polarità giudicante, repressiva, falsamente morale. Ci aiutano in questo processo la conoscenza di alcuni punti importanti:

  1. Il primo é riconoscere che gli istinti e gli affetti sono energie vitali e naturali. Si tratta di istanze che appartengono cioè al mondo della natura, che abbiamo in comune con i nostri amici animali. Assagioli ci aiuta a comprendere questa dimensione naturale delle energie bio-psichiche paragonandole a quelle dell’acqua, al calore geotermico, al sole, al vento.
    E, sviluppando brevemente questa analogia, è interessante riflettere sulla nostra relazione attuale con il mondo naturale: una relazione caratterizzata dallo sfruttamento intensivo, dalla speculazione, dall’abuso delle risorse che poi provoca violenti scompensi e reazioni. Ed è altrettanto interessante notare che di questi tempi si parla molto di “sviluppo sostenibile”, di “decrescita felice”. Si tratta di espressioni connesse a visioni di un possibile futuro nelle quali svolge un ruolo centralissimo proprio la riflessione sulla questione delle energie naturali rinnovabili (sole, acqua, calore geotermico, vento).
    Come fuori, così dentro. Dobbiamo quindi chiederci: che cosa stiamo facendo con le energie vitali e naturali che stanno a fondamenta della nostra personalità? E sarebbe interessante, sempre continuando a sviluppare l’analogia proposta da Assagioli, riflettere sul significato che espressioni quali “sviluppo sostenibile” e “decrescita felice” potrebbero assumere applicate al nostro processo di sviluppo interiore.Lo sviluppo di sé inteso come “decrescita felice…”
  2. Un secondo punto importante è riconoscere che queste energie sono Stanno cioè al di là del giudizio mentale, della dicotomia “morale – immorale”. Infatti sono energie pre-morali. Di nuovo l’analogia con le energie naturali ci permette di comprendere facilmente questo punto. L’acqua, il vento ecc. non sono “buoni” o “cattivi”, “morali” o “immorali”. Ci sono e sono indispensabili. Stanno a fondamenta della vita su questo pianeta e hanno le loro caratteristiche che è importante conoscere e rispettare.
  1. Un altro punto che Assagioli ci invita a riconoscere è che queste energie non possono mai venire distrutte o eliminate, nonostante tutti gli sforzi che possiamo fare. E infatti, nessuno si sognerebbe mai di dire che dobbiamo eliminare l’acqua dalla faccia della Terra perché talvolta causa delle inondazioni. Oppure che dovremmo spegnere il sole perché può dare siccità e carestie.
    La stessa cosa vale per le nostre energie istintive ed affettive. Tant’è che in Psicosintesi definiamo la funzione istintuale come “la tendenza spontanea che ci muove” e la funzione emotiva “quella che dà l’energia, la vita”. Ogni tentativo di eliminarle è destinato al fallimento, o peggio, a generare problemi e sintomi di varia natura.
  2. Un altro punto importante è che, queste energie, proprio perché “movimento” e “vita”, tendono ad esprimersi, anzi, esigono espressione (v. Appendice – 9° legge della psicodinamica). Quindi le opzioni sono due:
  • o queste energie si esprimono in modo disfunzionale (nocivo per noi stessi e/o per gli altri);
  • oppure le esprimiamo in modo innocuo o, meglio ancora, creativo.
  1. Infine, l’ultimo punto importante è riconoscere che la trasformazione di queste energie è un dato di fatto. Cioè avviene da sé, automaticamente, continuamente, senza che ce ne rendiamo conto, cioè senza che siamo presenti con consapevolezza e volontà a queste trasformazioni. Gli impulsi e i desideri si trasformano in azioni; le emozioni attivano certe risonanze immaginative e mentali; e così via.
    Assagioli ha descritto in modo accurato come si regolano tutte queste trasformazioni nelle 10 leggi della psicodinamica[1] (v. Appendice al capitolo) che definiva una “nuova scienza” la cui applicazione più importante è proprio la trasformazione e la sublimazione delle energie bio-psichiche.
CREARE UNA RELAZIONE CHE PERMETTA LA TRASFORMAZIONE

Il problema pratico, molto concreto, con cui dobbiamo confrontarci é quindi il seguente: possiamo collaborare attivamente a questo inevitabile e continuo processo trasformativo? Possiamo favorire il passaggio dalle trasformazioni che avvengono in modo automatico, e a volte disfunzionale, ad un’espressione sempre più consapevole, volontaria, costruttiva o, perlomeno, innocua, di tutti questi istinti, impulsi ed emozioni? La risposta della Psicosintesi è chiara: certo che possiamo! Una delle caratteristiche peculiari dell’approccio psicosintetico è infatti quello di favorire, di facilitare in molti modi questo passaggio.

Come ho accennato precedentemente, per farlo è fondamentale creare una relazione, imparare ad essere presenti. Non solo alle energie impulsive ad affettive, ma anche a quelle parti di noi, alle subpersonalità che reprimono, giudicano, negano (che sono parti più mentali, anche derivate dalla pressione e dalle richieste della società). Dobbiamo conoscere e accettare entrambe le polarità della dinamica. Dobbiamo accettare come siamo fatti perché senza questa accettazione nessuna trasformazione è davvero possibile. E una relazione che sia trasformativa si crea ascoltando con attenzione, comprendo, creando uno spazio tra noi e i diversi aspetti che ci appartengono.

Non è forse naturale e adeguato che – quando subiamo un abuso, oppure quando nel presente si riattivano memorie di traumi passati, o quando sentiamo che il nostro diritto di esistere, di essere trattati con dignità, di avere ed esprimere opinioni, sentimenti, non vengono rispettati – proviamo l’impulso di difenderci, di reagire, di protestare, di attaccare?

E non è forse altrettanto naturale ed adeguato che, contemporaneamente, sentiamo anche il bisogno di salvaguardare le nostre relazioni significative, di appartenere ad un gruppo, di avere la stima e la benevolenza delle persone che ci circondano? E che quindi ci siano degli aspetti di noi che ci suggeriscono di lasciar perdere, di stare zitti, di fare finta di nulla?

 
IL PROBLEMA E LE SOLUZIONI

Entrambe queste istanze (le nostre energie bio-psichiche e le parti che tendono a negarle e a reprimerle) portano dei bisogni autentici. Il problema non è nei bisogni di cui le diverse polarità sono portatrici, ma nelle soluzioni proposte perché queste soluzioni sono, ovviamente, parziali (cioè “di parte”, di “una parte” di noi). Non riescono a tener conto del contesto più ampio e quindi non possono essere né soddisfacenti, né trasformative.

Allora è importante che noi, finalmente, arriviamo sulla scena e prendiamo in mano la situazione: che ci impegniamo a creare degli spazi, a fare degli esperimenti, per scoprire se e come sia possibile percorrere una terza via, quella che Assagioli definiva la Via Alchemica. Ognuno di noi deve cercare la sua strada. Quindi dobbiamo approntare un laboratorio, scegliere dei momenti in cui iniziare a fare la fondamentale esperienza correttiva che è possibile esprimere le energie bio-psichiche senza distruggere, senza far del male a sé stessi o agli altri.

  (Sintesi)

Trasmutazione e Sublimazione

 Sfogo incontrollato     Temperanza      Repressione

(Stagnazione, Oscillazione, Compromesso)[2]

 
LE TECNICHE E I METODI PER LA TRASFORMAZIONE DELLE ENERGIE BIO-PSICHICHE

Ci sono un’infinità di metodi e tecniche che possiamo sperimentare. Con un’importante avvertenza. Dobbiamo sempre essere termometro di noi stessi e ricordare quale esperienza stiamo cercando: non si tratta né di lasciarci sopraffare e cedere ad una “crisi isterica”, e nemmeno di alimentare in modo pericoloso e inutile queste energie. Questo avrebbe l’effetto indesiderato di aumentare lo stato di tensione interna, invece che diminuirlo. Come ho già detto più volte, si tratta piuttosto di imparare a rimanere accanto, a essere presenti, ad ascoltare la storia che questi nostri aspetti raccontano e a lasciarli esprimere in modi auto-regolati, innocui, o perfino creativi.

Tre sono le direzioni tra loro complementari di queste trasformazioni. Ovviamente la suddivisione è utile a livello espositivo ma nella realtà dell’esperienza non è affatto così rigida. Ad esempio, disegnare, scrivere, muovere il corpo, suonare uno strumento (tecniche catartiche) possono anche dare risultati creativi (elevazione verso l’alto). Questo però non accade per intenzionem, ma per effectum. L’obiettivo non è “fare qualcosa di bello”. L’obiettivo è apprendere a esprimere e a trasformare le energie in modo innocuo o creativo.

  1. Una direzione verso il basso (sfogo, scarica innocua):
  • attività fisica: sfogare la carica energetica su cose invece che su persone (ad esempio percuotere un materasso con i pugni o con una racchetta da tennis; strappare vecchie riviste o rompere vecchie stoviglie; fare giardinaggio; spaccar legna; percuotere un punching-ball ecc.); dedicarsi ad un’attività sportiva (meglio se non agonistica); giocare; cantare a squarciagola; suonare uno strumento; ballare; tecniche corporee mirate al rilascio delle tensioni croniche accumulate a causa della repressione (bioenergetica, integrazione posturale, Rolfing, vari tipi di massaggio, ecc.);
  • appagamento immaginativo: visualizzazioni catartiche (il vulcano che esplode; la cascata ecc.); scrivere una lettera nella quale si dice tutto quello che ci passa per la testa (senza inviarla!); disegnare sfogando la carica energetica su un grande foglio finché non si esaurisce; esprimere tutto ciò che abbiamo sul cuore ad una sedia vuota o ad un cuscino che simboleggiano l’altra persona;
  • appagamento vicariante: tifo sportivo (cautela!);
  • cambiamento di livello: affinamento dei mezzi, trasformazione dell’aggressività fisica in polemica e discussione intellettuale (cautela!);
  1. La direzione orizzontale (relazionale):
  • imparare a distinguere il passato dal presente (lavoro sulle memorie traumatiche, autoanalisi obiettiva, ecc.);
  • utilizzare le nostre reazioni istintive ed emotive come segnali per identificare e dar voce ai nostri diritti, alle nostre preferenze e ai nostri valori;
  • apprendere abilità comunicative ed auto-assertive (ascolto attivo, comunicazione efficace, comunicazione non violenta, ecc);
  1. L’elevazione verso l’alto (transpersonale, spirituale):
  • interiorizzazione: la lotta si sposta “contro” i nemici interni (inerzia, paura ecc.); ritiro delle proiezioni sugli altri e integrazione dell’ombra;
  • utilizzazione sociale: mettere le energie impulsive e affettive al servizio della società (ad es. della lotta per i diritti civili, per le pari opportunità, per la protezione dell’infanzia, dell’ambiente, per la salvaguardia delle bellezze artistiche ecc.);
  • sublimazione legata al processo di auto-trascendenza che può avvenire lungo le diverse vie auto-realizzative: pensiamo ai grandi mistici delle varie religioni; a come, ad esempio, uomini politici della statura di Ghandi o di Martin Luther King siano riusciti a trasmutare, non solo le loro personali energie combattive, ma quelle di interi gruppi sociali o di nazioni; pensiamo agli esploratori, ai pionieri, agli sportivi; agli artisti che sublimano queste energie in opere che ispirano l’umanità intera; ai filosofi e agli scienziati che mettono il loro lavoro al servizio del Bene comune; e così via.

Infine ricordo brevemente che c’è un metodo complementare a quelli sopra-indicati e che consiste nell’evocazione delle energie opposte e complementari a quelle istintuali ed emotive, quali benevolenza, solidarietà, amore, compassione, fiducia ecc.  Assagioli[3] afferma che quest’ultimo metodo:

“ci fa salire alle regioni luminose e in gran parte ancora inesplorate del supercosciente, fino all’apice del nostro essere, al Sé (…) che è l’energia più potente per creare la comunione tra gli esseri umani, la Psicosintesi dell’Umanità.”

 
CONCLUSIONI

Concludo con un’ultima considerazione importante che ci permette di evitare l’idealizzazione del lavoro di trasformazione delle energie bio-psichiche. Assagioli non credeva nella possibilità di conseguire una soluzione generale definitiva che eliminasse una volta per tutte il conflitto fra gli istinti e le emozioni che cercano la loro soddisfazione e gli ostacoli che la impediscono. Riteneva, invece, che questo contrasto sia una delle fonti di dolore nella vita ma che – proprio per l’attrito che produce tra istanze psichiche diverse – costituisca anche una delle sue esperienze più vitali e profonde.

Quindi l’azione regolatrice, orientatrice e trasformativa della volontà dell’io-Sé non è mai un’azione “perfetta”. Anzi,

non di rado, una volta elevate in una direzione, queste energie possono regredire per qualche ostacolo o per qualche piccolo trauma, e allora bisogna riportarle di nuovo su, tutte le volte che occorre; quindi c’è sempre lotta, travaglio: è la vita! Nessuna condizione idilliaca né troppo idealistica, ma sempre dinamica, creativa e, direi, interessante.” [4]

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[1] R. Assagioli, L’Atto di Volontà, Astrolabio, Roma, 1977, (pp. 45-54)

[2] R. Assagioli, L’Atto di Volontà, op. cit., (p. 81)

[3] R. Assagioli, Trasmutazione delle energie combattive, Istituto di Psicosintesi, Firenze, 1965

[4] R. Assagioli cit. in B. Caldironi, L’uomo a tre dimensioni, (p. 43-44)

Leggi psicologiche Sviluppi pratico-operativi
1.       Le immagini e le idee tendono a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti. Noi possiamo scegliere e coltivare con consapevolezza e volontà le immagini e le idee che ci aiutano a produrre le azioni che desideriamo.

Le tecniche immaginative (allenamento e uso dell’immaginazione, visualizzazione e evocazione immaginativa di altre sensazioni, modello ideale, uso dei simboli, parole evocatrici…) sono un’applicazione di questa legge.

2.       Gli atteggiamenti, i movimenti e le azioni tendono ad evocare le immagini e le idee corrispondenti; che, a loro volta, evocano o rendono più intensi le emozioni e i sentimenti (legge 3). Con delle posture e dei movimenti coscienti e finalizzati (volontari), possiamo evocare e rafforzare gli stati interiori scelti e desiderati.

La tecnica del “come se” – che consiste nello sviluppare espressioni facciali, posizioni fisiche e atteggiamenti corrispondenti al modo di essere che vogliamo evocare – è un’applicazione di questa legge. (v. anche Yoga, mudra, arti marziali, danze cerimoniali (dervisci rotanti, hula hawaiana, haka maori  ecc.)

3.       Le idee e le immagini tendono a suscitare le emozioni e i sentimenti ad esse corrispondenti. La volontà dalla sua posizione centrale può mobilitare l’energia delle emozioni e dei sentimenti per mezzo di idee e immagini appropriate.

Tutte le tecniche immaginative sono un’applicazione di questa legge.

4.       Le emozioni e le impressioni tendono a suscitare e a intensificare le idee e le immagini ad esse corrispondenti; che, a loro volta, suggeriscono le condizioni fisiche e gli atti esterni corrispondenti (legge 1). La terza e la quarta legge spiegano in che modo funzionano quelle che vengono comunemente definite le “profezie che si auto-avverano”. Questo processo di feed-back può generare sintesi “disfunzionali” o “funzionali” e la volontà lo può utilizzare sapientemente per generarne di “funzionali”.
5.       I bisogni, gli istinti, gli impulsi e i desideri tendono a produrre le immagini, le idee e le emozioni corrispondenti; che, a loro volta, suggeriscono le azioni corrispondenti (legge 1). Possiamo utilizzare la conoscenza di questa legge per evitare che razionalizzazioni ed altri meccanismi di difesa determinino le nostre scelte e le nostre azioni ed anche per attivare strategie alternative e più mature (ad es. “ho voglia di fuggire di fronte ad una determinata situazione”: invece di lasciare che questa mia paura, legata all’istinto di autoconservazione, mi porti a trovare delle “scuse” per scappare, utilizzo la volontà per evocare le mie potenzialità, ad esempio immaginandomi in grado di affrontare creativamente quella situazione).
6.       L’attenzione, l’interesse, l’affermazione e la ripetizione rafforzano le idee, le immagini e le formazioni psicologiche su cui si accentrano. L’attenzione rende le immagini più chiare e più precise e permette di scoprire nuove idee e particolari; l’interesse aumenta l’importanza delle idee e delle immagini; l’affermazione dà alle immagini e alle idee maggior forza ed efficacia; la ripetizione fa penetrare nell’inconscio l’idea o l’immagine e la fissa.

Possiamo utilizzare volontariamente questa legge per dare energia alle idee-immagini che scegliamo di alimentare, ma anche per ritirare interesse ed attenzione da un’idea, immagine o formazione psicologica riducendone così l’energia e l’attività.

Questa legge che sta alla base del concetto di allenamento psicologico.

La tecnica della concentrazione e la tecnica della sostituzione, l’alimentazione psicologica, le tecniche di affermazione e le parole evocatrici sono applicazioni di questa legge.

7.       La ripetizione degli atti intensifica la tendenza a compierli e rende più facile e migliore la loro esecuzione, fino a che si arriva a poterli compiere inconsciamente. È in questo modo che si formano le abitudini. Anche questa legge sta alla base del concetto di allenamento psicologico.

La tecnica della ripetizione è un’applicazione di questa legge. Questa tecnica viene indicata per molti esercizi della psicosintesi, praticamente per tutti. Svolgere un esercizio una volta sola ha poco valore.

8.       Tutte le varie funzioni, e le loro molteplici combinazioni in complessi e subpersonalità, mettono in moto la realizzazione dei loro scopi al di fuori della nostra coscienza, e indipendentemente da, e perfino contro, la nostra volontà. Questa legge descrive le finalità subcoscienti. La creatività artistica, scientifica o tecnica ne sono dei tipici esempi positivi.
9.       Gli istinti, gli impulsi, i desideri e le emozioni tendono ad esprimersi ed esigono espressione. Legge che descrive l’impossibilità di eliminare le energie bio-psichiche e la necessità di dare espressione a queste energie.

La volontà (cioè noi) interviene osservando tali energie, valutandole e scegliendo, di volta in volta, come esprimerle in modo adeguato e creativo o perlomeno innocuo (legge 10).

10.   Le energie psichiche si possono esprimere

  • direttamente (sfogo, catarsi)
  • indirettamente, attraverso un’azione simbolica
  • con un processo di trasmutazione
Le tecniche catartiche (ad es. malmenare un oggetto sostitutivo, la desensibilizzazione immaginativa), le tecniche di espressione e soddisfazione simbolica (scrittura, dialogo con la sedia, disegno espressivo..) e le tecniche di trasformazione e sublimazione (elevazione; purificazione; interiorizzazione; estensione; espressione esteriore) sono applicazioni pratiche di questa legge.

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