Padronanza di sé e auto-regolazione – 12

“Quando, in Psicosintesi, si parla di collaborazione del paziente/cliente alla guarigione si intende questo: che egli sia disposto a pagare di persona per ottenere ciò che vuole.”

R. Assagioli

Sull’importanza attribuita alla catarsi in Psicosintesi troviamo indicazioni molto precise nelle leggi della psicodinamica (v. Le 10 leggi della psicodinamica). La nona – recita:

“gli istinti, gli impulsi, i desideri e le emozioni tendono ed esprimersi ed esigono espressione”

Questa legge evidenzia con chiarezza che il reale dilemma con cui si confronta l’essere umano non è tanto se esprimere o meno i propri istinti, i desideri e le emozioni, quanto piuttosto come farlo in modo costruttivo, o perlomeno non dannoso.

Nell’ultima e decima legge troviamo delle indicazioni illuminanti al riguardo

“Le energie psichiche si possono esprimere:

      • direttamente (attraverso le tecniche di sfogo e catarsi);
      • indirettamente, attraverso un’azione simbolica;
      • con un processo di trasmutazione.”

Il ruolo e l’effetto della catarsi sono quindi importanti, perfino essenziali, nel processo psicosintetico. Ma questa procedura non va considerata come a sé stante. È bene ricordare che la catarsi, da sola, non produce una guarigione completa e stabile poiché non elimina le cause che hanno originato i sintomi. Essa svolge il suo ruolo solo se contestualizzata all’interno di un processo di conoscenza di sé e di sviluppo personale ben più ampio.

Inoltre, la Psicosintesi ha un atteggiamento prudente e flessibile verso la liberazione di forti emozioni, che non appare sempre necessario per tutti, e non nello stesso modo (Rosselli, 2000, p. 19). Già Assagioli (1973, p. 101) avvertiva che il metodo del “rivivere una scena drammatica o traumatica”, potrebbe avere un effetto contrario a quello desiderato producendo una specie di feedback, o azione di ritorno, che accresce la tensione emotiva invece di scaricarla (ritraumatizzazione).

Con le precauzioni del caso, i metodi catartici dovrebbero essere incorporati nelle nostre pratiche di igiene psichica quotidiana poiché ci permettono di eliminare i “rifiuti” che altrimenti impediscono la libera circolazione delle energie psicofisiche (Ferrucci, 1989, p. 75). Purtroppo proprio le persone che più ne hanno bisogno spesso razionalizzano la loro paura di adottarli, definendoli ridicoli, inutili e poco dignitosi. In questo caso potrebbe rivelarsi fruttuoso una preventiva elaborazione del tema dell’accettazione di sé e delle istanze super-egoiche (v. La tecnica dell’accettazione) e anche un momento psicoeducativo. Assagioli stesso (cit. in Caldironi, 2004, pp. 81-2) invitata a proporre ai soggetti riluttanti un paragone molto prosaico dicendo loro che,

“se una persona ha imbarazzo di stomaco e il medico riesce a provocare il vomito, dopo si sentirà tutto scombussolato ed avrà un sapore in bocca, ma ciò gli ha fatto bene, gli ha tolto una causa di autointossicazione e di altri disturbi. (..) Come accade in tante cure o anche in ginnastica: quando una persona comincia ad allenarsi, gli dolgono i muscoli, ma se continua, malgrado il dolore, a poco a poco questi spariscono e i muscoli si rafforzano”.

Questo è un concetto essenziale: tutto si paga. Assagioli (1973, p. 82) sostiene che spesso le persone sono disposte a pagare un terapeuta con il denaro, mentre invece bisogna pagare personalmente, accettando certe cose spiacevoli in vista del proposito finale, impegnandosi, allenandosi costantemente, con fiducia. Quando, in Psicosintesi, si parla di collaborazione del paziente/cliente alla guarigione si intende proprio questo: che egli sia disposto a pagare di persona per ottenere ciò che vuole.

UN ESERCIZIO: LA SCARICA MUSCOLARE

La scarica muscolare, a differenza di altre tecniche catartiche quali ad esempio il “rivivere una situazione”, può essere usata fin dall’inizio di un percorso quando c’è una notevole carica aggressiva che bisogna sfogare, non soltanto psicanaliticamente. Assagioli (1973, P. 104) lo considera un metodo elementare, ma anche molto utile poiché, secondo lui, è importante che la catarsi non sia esclusivamente psichica, bensì psicofisiologica. Azioni come dare pugni a un sacco da boxe, spaccare della legna, strappare delle carte, danno una soddisfazione simbolica. A seconda dei casi, questi atti possono poi essere compiuti con un certo grado di disidentificazione, cioè senza partecipazione completa, osservando e dirigendo l’azione, e anche con senso dell’umorismo.

Per approfondire:

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